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Atezolizumab nel trattamento del carcinoma a cellule renali e del carcinoma polmonare non-a-piccole cellule

Nel corso del 53° Congresso dell'ASCO ( American Society of Clinical Oncology ) sono stati presentati i dati degli studi riguardanti Atezolizumab ( Tecentriq ), un anticorpo monoclonale anti PD-L1, che può essere associato ad altre immunoterapie, a farmaci a bersaglio molecolare e a svariate chemioterapie per il trattamento di un’ampia gamma di tumori.

Carcinoma a cellule renali

I dati ottenuti in uno studio condotto con Atezolizumab più Bevacizumab [ Avastin ] ( farmaco anti-angiogenesi ) su una particolare forma di carcinoma renale metastatico ( mRCC ) hanno evidenziato come Bevacizumab, oltre a presentare proprietà immunomodulatorie, incrementi l’infiltrazione dei linfociti T all’interno dei tumori.

Lo studio IMmotion150 è uno studio di fase II, internazionale e multicentrico disegnato per valutare l’efficacia e la sicurezza di Atezolizumab più Bevacizumab, Atezolizumab in monoterapia o Sunitinib [ Sutent ] in monoterapia in 305 pazienti affetti da carcinoma a cellule renali non-pretrattato, localmente avanzato o metastatico.
I primi dati sull’attività della combinazione Atezolizumab più Bevacizumab sono stati già presentati in occasione di un precedente Congresso; al Meeting dell'ASCO sono stati presentati i dati dei pazienti che dopo progressione in corso di terapia con Sunitinib o Atezolizumab sono passati alla terapia con la combinazione Atezolizumab più Bevacizumab ( crossover ), rispettivamente il 77% e il 75% dei pazienti.

Questa associazione terapeutica ha evidenziato una importante attività clinica nei pazienti che hanno effettuato il crossover. Nello specifico il tasso di risposta globale ( ORR ) è stato del 26% in tutti i pazienti che hanno effettuato il crossover ( 28% nei pazienti che hanno effettuato il crossover post-Sunitinib; 24% nei pazienti che hanno effettuato il crossover post-Atezolizumab ), con una sopravvivenza mediana libera da progressione ( PFS ) pari a 8.8 mesi.
Nei pazienti trattati che hanno effettuato il crossover non è stato osservato alcun nuovo segnale di sicurezza.

Carcinoma polmonare non-a-piccole cellule

Dallo studio di fase III OAK, i cui dati di sopravvivenza sono stati presentati in precedenza, è stata presentata una analisi che ha valutato l’impatto del trattamento con Atezolizumab anche dopo progressione radiologica della malattia nei pazienti con carcinoma polmonare non-a-piccole cellule ( NSCLC ) avanzato.

Il disegno dello studio permetteva, ai pazienti in trattamento con Atezolizumab e in presenza di un beneficio clinico, di proseguire il trattamento anche dopo progressione della malattia ( in base ai criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi [ RECIST ] versione 1.1 ) fino alla scomparsa di beneficio clinico secondo il giudizio medico dello sperimentatore.

Questi pazienti hanno ottenuto un beneficio clinico prolungato pari a 12.7 mesi di sopravvivenza globale ( OS ) ( intervallo di confidenza [ IC ] al 95% 9.3–14.9 ), contro gli 8.8 mesi ( 6.0 - 12.1 ) dei soggetti trattati con altre terapie antitumorali dopo progressione della malattia.

In tutti i sottogruppi con diversi livelli di espressione di PD-L1, sono state osservate risposte a livello delle lesioni tumorali bersaglio e stabilizzazione post-progressione della malattia.

Questo dimostra come Atezolizumab sia in grado di fornire beneficio clinico anche dopo progressione radiologica della malattia e indipendentemente dai livelli di espressione di PD-L1. ( Xagena News )

Fonte: Roche, 2017